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Pubblicato il 31/05/2016 11:11

A Pescara si beve a La Nuova Lavanderia

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di Giulia Grilli

Al 146 di via Cesare Battisti, a Pescara, fino a circa tre anni fa c'era una lavanderia, di quelle classiche, in cui il profumo di pulito esce misto al vapore del ferro. Oggi, di lavanderia, ce n'è una nuova e non si occupa più di smacchiare o inamidare. I profumi, questa volta, sono quelli che contraddistinguono la felicità alcolica, tra l'odore resinoso e aromatico delle bacche di ginepro, o quello più dolciastro dei whiskey.

 

 

Una drink list in continua evoluzione, menù che cambiano con le stagioni o che vengono creati ad hoc per periodi speciali come quello di Natale o la Negroni Week. Vietato entrare per chiedere una birra, un bicchiere di vino, uno spritz o qualche cicchetto: la Nuova Lavanderia è uno dei più esclusivi cocktail bar della città. Un bel cambio di rotta per le abitudini notturne pescaresi, perché trovare un posto dove bere bene, prima, era molto difficile. Ma fin dall'inizio la clientela si è auto selezionata: adulta, consapevole, un po' modaiola. Qui non si viene per ubriacarsi, ma per gustare prodotti di alta qualità, sapori nuovi e per immergersi tra profumi frizzanti in un'atmosfera calda e accogliente scandita dal motto "Aloa&Sciabbenedette".

 

 

 

 

Dietro il progetto c'è la mente imprenditoriale di Francesco Silvestri, 36 anni, nato ad Atri ma da sempre residente a Francavilla. Barman da quando aveva 16 anni, ha iniziato tra le mura del Mr Foggy assieme al padre Enrico per girare in seguito tutti i locali di Pescara. "Nel tempo ho capito che le mie esigenze e le mie voglie non combaciavano mai con quelle dei miei titolari, per cui due anni fa ho deciso di aprire un locale tutto mio. Le porte si sono spalancate il 24 ottobre del 2014, e all'inizio eravamo io ed Emanuele Dell'Oso" racconta Francesco. "In origine cantante lirico, baritono per l'esattezza, lo incontrai in estate nelle vesti di pizzaiolo. Mi accorsi subito delle sue potenzialità, così, un mese prima di aprire, lo contattai. Gli insegnai qualsiasi trucco del mestiere, ma è stata la sua attitudine a renderlo immediatamente un grande barman, ad oggi in grado di competere con i più bravi dello stivale".

 

Nel tempo il lavoro è aumentato e la famiglia si è allargata: dietro il bancone oggi c'è anche Manuel Di Vittorio "grande professionista, incredibile naso, ha un' eccezionale capacità di miscelare gli ingredienti: lui è la grande mente creativa del gruppo" ammette Francesco. Nel ruolo di bar back c'è Ivan Di Vittorio, fratello di Manuel, e in sala, leggiadra e sempre sorridente, Giulia Sborgia. "Il sesto membro è mio padre Enrico: è lui che nei weekend prepara gli stuzzichini che accompagnano i cocktail. Inoltre, essendo un grande appassionato di musica, è lui a creare la playlist che fa da sottofondo alle nostre serate".

 

 

 

 

La Nuova Lavanderia, entrata già tra i 100 migliori cocktail bar d'Italia secondo BluBlazer, sembra cavalcare l'onda che vede come protagonisti i bartender, barman, mixologist. "Io credo che il termine più bello sia quello italiano, che semplifica tutto: barista! Adottare questo termine vuol dire adottare anche uno stile, quello di prendersi meno sul serio, andando oltre l'attuale boom mediatico che ruota attorno a questa figura".

 

Ottimista, solare e sempre sorridente, Francesco non nasconde, però, le paure iniziali. "Quando sogni non temi nulla, tutto ruota attorno a un'idea. Nel momento in cui la cosa diventa realtà, invece, inizi ad avere paura. Un mese prima dell'apertura mi sono chiesto: ma non sto esagerando? Tutti vorranno il vino e io non ce l'ho, i prezzi sono più alti della media per via delle materie prime selezionate. E se non entrasse nessuno? Solo dopo aver parlato con il proprietario di una ditta che distribuisce alcolici mi sono tranquillizzato, è stato Jaques a dirmi che la mia era la direzione giusta".

 

 

Non resta, quindi, che scoprire quali siano le tendenze alcoliche dei clienti: "Una moda che va ormai scemando altrove, ma che qui persiste, è quella del Gin Tonic. La gente chiede ancora tanto questo cocktail e noi, all'inizio, avevamo ben 56 etichette di Gin. Scese a 12, ora ci aggiriamo attorno alla ventina. Averne così tante ci ha permesso di attirare moltissima clientela, ovviamente. Adesso, invece, stiamo cercando di reinserire nella lista degli ingredienti il Tequila e il Mezcal, siamo sicuri che questi saranno i prossimi trend".

 

La Nuova Lavanderia si fa strada tra il pubblico più esigente, sempre alla ricerca delle materie prime migliori, dei sapori netti e decisi. Impossibile non soffermarsi sul menù (non leggerlo sarebbe un peccato) che rivela il lavoro creativo del team, a dir poco maniacale. Le variazioni dei classici sono sempre dietro l'angolo, e forse abbandonare la strada vecchia per quella nuova potrebbe regalare sorprese inaspettate e assolutamente gradevoli. Ma alla fine che cosa beve un "barista" imprenditore? "Il mi cocktail preferito è il Boulevardier, una sorta di variazione del Negroni ed è a base di whiskey, vermouth e campari" conclude Fransceso. "E' un sodalizio perfetto tra i classici sapori amari italiani e la cultura moderna: a fine serata me ne concedo sempre uno!".

 

 

 

 

 

 

Foto di: GIULIA GRILLI

 

© Riproduzione riservata

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