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Pubblicato il 31/03/2016 22:10

Si dimette il ministro Guidi

 Federica Guidi si dimette da ministro dello Sviluppo economico dopo la pubblicazione di una conversazione con il suo compagno, Gianluca Gemelli, intercettata nell'ambito di un'inchiesta della procura di Potenza sullo smaltimento dei rifiuti legati alle estrazioni petrolifere. L'inchiesta porta a sei arresti e al blocco della produzione dell'Eni in Val D'Agro, come conseguenza di due sequestri nel centro oli di Viggiano. Guidi non e' iscritta agli atti, Gemelli risulta indagato. Ma una telefonata tra i due, in cui il ministro si impegna a far approvare un emendamento per sbloccare un impianto in localita' Tempa Rossa, nel potentino, porta in poche ore alle dimissioni. Non solo infatti l'opposizione accusa il ministro di "conflitto d'interessi" e annuncia mozioni di sfiducia, ma la maggioranza fa calare sulla vicenda un raggelante silenzio. Sono le otto di sera, quando Guidi scrive al premier Matteo Renzi, che si trova negli Stati Uniti in visita istituzionale: "Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunita' politica, rassegnare le mie dimissioni. Continuero' come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese", scrive l'ex presidente dei Giovani di Confindustria, portata da Renzi due anni fa alla guida del dicastero dello Sviluppo. Risale a fine 2014 l'intercettazione al centro della bufera. Il ministro si riferisce a un emendamento che il governo sta per inserire nella legge di stabilita' relativo ai lavori per il centro oli della Total in contrada Tempa rossa, a Corleto Perticara. Allo sblocco di quei lavori Gemelli stesso, che guida due societa' del settore petrolifero, ha interesse. La "Maria Elena" citata, e' il ministro dei Rapporti con il Parlamento Boschi. Subito dopo aver parlato con Guidi, Gemelli telefona a un dirigente di una societa' petrolifera e lo informa dell'emendamento, gia' bocciato una volta. L'inchiesta dei magistrati di Potenza riguarda lo smaltimento illecito di rifiuti nel centro oli di Viggiano e casi di corruzione per la costruzione del centro oli della Total a Corleto Perticara. Sono circa sessanta le persone indagate (Gemelli per concorso in corruzione e per millantato credito), sei agli arresti domiciliari. "E' riduttivo parlare di un reato di ecomafie perche' qui non vi sono i tradizionali mafiosi con le coppole ma si tratta di criminalita' organizzata su basi imprenditoriali", dice il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti. Emergono, spiega, "meccanismi truffaldini" che hanno portato a un "risparmio illecito" annuo tra i 44 e 110 milioni. Con il passare delle ore e l'emergere dei dettagli dell'inchiesta, le opposizioni si scagliano contro Guidi, mentre il silenzio del governo e della maggioranza appaiono come una presa di distanza.  

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