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Pubblicato il 07/08/2016 11:11

Rifiuti, Cgia: ci costano quasi 8,8 miliardi all'anno

Tra il 2010 e il 2016 i negozi di frutta, i bar e i ristoranti hanno subito un aumento della tariffa per l'asporto dei rifiuti oscillante tra il 30 e il 50 per cento. Per le famiglie, invece, la crescita e' stata mediamente piu' contenuta. Per un nucleo con 2 componenti l'incremento e' stato del 33,7 per cento, con 3 del 36,2 per cento e con 4 del 32,6 per cento. Il costo dell'asporto rifiuti, purtroppo, ha assunto dimensioni molto preoccupanti: l'ultimo dato disponibile ci dice che le famiglie e le imprese italiane pagano quasi 8,8 miliardi di euro l'anno. Lo rende noto la Cgia. Sebbene la produzione dei rifiuti abbia subito in questi ultimi anni una contrazione molto significativa (2,8 milioni di tonnellate in meno tra il 2007 e il 2014) e l'incidenza della raccolta differenziata sia aumentata notevolmente (+64,4 per cento sempre tra il 2007 e il 2014), le famiglie e le aziende sono state costrette a pagare di piu', nonostante la qualita' del servizio non abbia registrato alcun miglioramento. Anzi, in molte aree del paese e' addirittura peggiorato. 

Nel corso degli ultimi anni sono state numerose le novita' che hanno riguardato il prelievo dei rifiuti: si e' passati dalla Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) alla Tia (Tariffa di igiene ambientale); nel 2013 ha fatto il suo debutto la Tares (Tassa rifiuti e servizi) e dal 2014, infine, tutti i Comuni applicano la Tari (Tassa rifiuti). Quest'ultima tassa si basa sul principio comunitario di "chi inquina paga", confermando il legame tra la produzione dei rifiuti e l'ammontare del tributo. Rispetto alla Tarsu, le successive forme di prelievo sono andate nella direzione di coprire integralmente il costo del servizio. Con la Tia questa previsione era stata prorogata e mitigata, mentre con la Tares prima e la Tari poi, questa prescrizione l'hanno resa operativa - continua la Cgia -. L'applicazione di questo principio si e' tradotto in un forte incremento dei costi per gli utenti. Nelle tabelle seguenti sono stati riportati gli importi sostenuti da alcune categorie economiche, confrontando i versamenti eseguiti nel 2010 con quelli del 2015 e del 2016. L'analisi e' stata realizzata considerando le superfici medie di queste tipologie di immobili strumentali presenti nel paese. Le tariffe, invece, sono quelle medie applicate che sono state applicate dai principali Comuni capoluogo di regione. Se nell'ultimo anno (2016 su 2015) gli aumenti sono stati molto contenuti ed in alcuni casi abbiamo addirittura assistito ad una contrazione del tributo, tra il 2010 e il 2016 gli incrementi sono stati molto importanti.

 Per i negozi di ortofrutta l'aumento medio e' stato di 449 euro (+49,5 per cento), i ristoranti, le trattorie, le pizzerie, etc. hanno versato 988 euro in piu' (+41,4 per cento), i bar hanno subito un aggravio di 206 euro (+30,9 per cento) e i saloni dei parrucchieri hanno registrato un aumento di 88 euro (+ 24,2 per cento). Le attivita' alberghiere, invece, hanno subito un prelievo aggiuntivo di 827 euro (+14,1 per cento), gli studi professionali di 61 euro (+6,6 per cento), mentre il titolare di una carrozzeria/autofficina ha pagato 14 euro in piu' (+2,5 per cento). Con l'introduzione della Tari e' stato ulteriormente confermato l'assunto che il costo del servizio in capo all'azienda che raccoglie i rifiuti dev'essere interamente coperto dagli utenti, attraverso il pagamento del tributo. E il problema, purtroppo, sta proprio in questo principio. Queste aziende, di fatto, operano in condizioni di monopolio, con dei costi spesso fuori mercato che famiglie e imprese, nonostante la produzione dei rifiuti sia in diminuita e la qualita' del servizio offerto non sia migliorata, sono chiamate a coprire con importi che in alcuni casi sono del tutto ingiustificati. "Proprio per evitare che il costo di possibili inefficienze gestionali si scarichi sui cittadini - ricorda il segretario della Cgia, Renato Mason - la Legge di Stabilita' 2014 aveva previsto che, dal 2016, la determinazione delle tariffe avvenisse sulla base dei fabbisogni standard. L'ultima Legge di Stabilita', pero', ha prorogato tale disposizione al 2018. Pertanto, bisognera' attendere ancora un po' affinche' le tariffe coprano solo il costo del servizio determinato dai costi standard di riferimento". 

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