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Pubblicato il 19/09/2012 08:08

Rassegna stampa del 18 settembre

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“Le isole che hanno il nome di Dyaou a Pechino e quello di Senkaku a Tokyo formano un piccolo e inospitale arcipelago roccioso. Ma le loro acque contengono grandi risorse petrolifere e sono quindi un boccone attraente per ciascuno dei grandi Paesi, la Cina e il Giappone, che ne rivendicano il possesso. Accanto al petrolio vi è poi, in entrambi i campi, l’orgoglio nazionale, vale a dire la scintilla che può sempre, soprattutto fra popoli che si sono duramente combattuti sino alla prima metà del Novecento, dare fuoco alle polveri. Ma è difficile immaginare che le piazze cinesi, in questi giorni piene di folle tumultuanti contro il Giappone e le sue aziende, assomiglino alle piazze arabe dove le proteste furono certamente spontanee e colsero il governo di sorpresa.
Non è necessario essere un dietrologo per sospettare l’esistenza di un nesso tra queste manifestazioni e la situazione politica della Repubblica popolare”.

Più di un giovane su tre non fa il lavoro che voleva. Articolo di Enrico Marro:

“Fondamentale per la crescita dell’economia è «il capitale umano», come dicono quelli che vogliono fare bella figura. L’americano Gary Becker, dimostrandolo con i suoi studi, ci ha vinto il premio Nobel per l’economia nel 1992. Ma il concetto è comprensibile a chiunque: più è alto il livello di istruzione e formazione dei lavoratori più ciò andrà a vantaggio del sistema produttivo, a patto di utilizzarlo. Bene, da noi il capitale umano non è né elevato né ben impiegato. Una costante nella storia d’Italia, che spiega non poco della perdita di competitività del 20% negli ultimi dieci anni rispetto alle altre economie dell’area euro. Lo sottolinea il Rapporto sul mercato del lavoro che verrà presentato oggi al Cnel, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, presieduto da Antonio Marzano. Nel testo, messo a punto dal centro studi Ref diretto da Carlo Dell’Aringa, una lunga parte è dedicata a spiegare il problema, con particolare riferimento ai giovani”.

Marchionne rientra in Italia. Scrive Bianca Carretto:

“Sergio Marchionne non è sorpreso per le polemiche suscitate da un comunicato — l’annullamento della dizione Fabbrica Italia, sostituita dal nome Fiat — che voleva essere solo un chiarimento per rispondere alle infondate voci di disimpegno industriale dall’Italia. Ha sortito l’effetto contrario. La sua dichiarazione è stata interpretata da politici impegnati nell’avvio della campagna elettorale e in cerca di consensi nei sindacati. Sergio Marchionne non vuole rilasciare commenti, benché sia in arrivo in Italia e forse in alcune occasioni ufficiali dirà come la pensa. A colpirlo, soprattutto le parole di alcuni uomini pubblici: la difesa della pace sociale è un valore, ma il rischio delle pianificazioni industriali può portare a esiti disastrosi, è il timore”.

Scandalo Regione Lazio. In un conto di Fiorito la firma di una donna. Articolo di Fiorenza Sarzanini:

“Ci sono due persone, un uomo e una donna, testimoni delle ruberie di Franco Fiorito. Lui è il segretario Bruno Galassi, factotum dell’ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, con libertà di agire su conti e fatture. Lei è la misteriosa cointestataria di un conto corrente aperto presso la banca Unicredit. Qualcuno dice che potrebbe trattarsi dell’ex fidanzata Samantha Reali, ma la conferma arriverà soltanto quando saranno terminate le verifiche della Guardia di Finanza. E intanto proprio sul loro ruolo si concentrano gli accertamenti dei magistrati che li individuano come una sorta di prestanome, forse inconsapevoli, del politico”.

La prima pagina de La Repubblica 18.9.12

La Repubblica 18.9.12

La Repubblica: “Marchionne: la Fiat resterà in Italia”. Intervista di Ezio Mauro a Sergio Marchionne:

Per approfondire: Fiat, Fabbrica Italia. Fassino oracolo, Marchionne sfinge: “Mi ha rassicurato”

Lei dunque s’impegna? «Mi impegno, ma non posso farlo da solo. Ci vuole un impegno dell’Italia. Io la mia parte la faccio, non sono parole. Quest’anno la Fiat guadagnerà più di 3 miliardi e mezzo a livello operativo, tutti da fuori Italia, netti di quasi 700 milioni che perderà nel nostro Paese. È la prova di quel che le ho detto». Ma anche Romiti sostiene che lei ha colpe precise, ha letto? «Mi dispiace, ma il mondo Fiat che abbiamo creato noi non è più quello di Romiti. E anche la parola cosmopolita non è una bestemmia, come sembra intendere qualcuno. È l’unica salvezza che abbiamo. Ancora una cosa: io non sono nato in una casta privilegiata, mi ricordo da dove vengo, so perfettamente che mio padre era un maresciallo dei carabinieri». Cosa intende dire? «Che non sono l’uomo nero». Col sindacato sì, sembra aver dichiarato una guerra ideologica alla Fiom, da anni Sessanta. «Storie. Io voglio una riforma del lavoro, che ci porti al passo degli altri Paesi. Se la Fiat vuole essere partner di Chrysler, deve essere affidabile. Lo so che la Fiat di Valletta aveva asili e colonie, ma si muoveva in un mondo protetto dalla competizione, dazi e confini, che sono tutti saltati. Noi siamo in ballo, il gran ballo della globalizzazione: non è detto che mi piaccia ma come dicono in America il dentifricio è fuori, e rimetterlo nel tubetto non si può più»”.

Scandali, calciopoli, crisi economica, errori degli arbitri: così l’area dei tifosi in tre anni è crollata del 13 per cento e oggi è minoranza. L’inchiesta di Ilvo Diamanti:

“E si pensa, per questo, a introdurre novità tecnologiche, come la moviola in campo. Tuttavia, dubitiamo che basterebbe. Anche l’introduzione degli arbitri di porta non ha risolto il problema. Il fatto è che il calcio soffre di una crisi di fiducia — o di sfiducia. Agli occhi degli italiani e degli stessi tifosi. E se ieri nonostante tutto, nonostante i sospetti e le polemiche, il “tifo” resisteva, oggi non è più così. La sfiducia ha cominciato a erodere alla base l’edificio della passione per il calcio. Reso più fragile anche dalla crisi economica, che ha ridimensionato la “capacità di spesa” delle società. Comprese quelle tradizionalmente più importanti. L’appeal del nostro campionato si è, così, ridotto. Per oltre 6 tifosi su 10 è divenuto meno interessante di altri. Non è un caso che, mentre l’ampiezza del tifo “per” una squadra si è ridotto sensibilmente, quella del tifo “contro” si sia, invece, allargata. Tocca quasi il 56% dei tifosi: 5 punti più di un anno fa e 14 rispetto a due anni fa. Quest’anno è cambiata anche la mappa del tifo, tracciata dall’Osservatorio Demos-Coop, in base alla squadra preferita. In questo caso, però, contano motivi soprattutto “sportivi”. Legati ai risultati e alla competitività delle squadre”.

La prima pagina de Il Giornale 18.9.12

Il Giornale 18.9.12

Il Giornale: “Come battere la sinistra”. Editoriale di Vittorio Feltri:

“Avviso ai progressisti, in particolare, e in ge­nerale a chi si occupa di politica in questo dannato Paese: dare per spacciato Silvio Berlusconi porta sfiga. Lui non è un gatto, ma ha sette vite.Non so se avete notato:se c’è un fune­rale, il Cavaliere non è mai il «festeggiato»; al massi­mo, assiste. Giova ricordare ciò che accadde nel 1994. Tutti, an­che molti amici, scommettevano sulla sua sconfitta, poi dovettero ricredersi davanti ai risultati elettorali. Durò poco a Palazzo Chigi, circa nove mesi. E quan­do sloggiò gli avversari commentarono: è finito. Mas­simo D’Alema pareva avesse azzeccato la profezia: lo vedremo presto fuori da una chiesa, seduto sui gra­dini, a chiedere l’elemosina. Altri prevedevano per Sua Emittenza un futuro da detenuto. Altri ancora (più ottimisti?) ipotizzavano la confisca delle azien­de Fininvest: «Le banche costringeranno il padrone a rientrare, lui non potrà pagare i debiti perché trop­po esposto, e gli istituti di credito gli porteranno via l’impero». Nulla di tutto ciò si è verificato. Berlusconi è anco­ra qua e, piaccia o no, domina la scena anche quando è dietro le quinte. Ceduto il posto a Mario Monti, e il trono (si fa per dire) ad Angelino Alfano, discepolo prediletto con due quid così, considerato quante ne ha dovute sopportare, il Cavaliere in alcune circo­stanze si spinse incautamente a dichiarare che non sarebbe più stato candidato premier”.

Il Fatto Quotidiano: “Polverini di quattrini”. Love boat. Editoriale di Marco Travaglio:

Per approfondire: Polverini rimanda resa dei conti: Tagli, poi si vota. Chi c’è bene, altri fuori

“Lui l’aveva detto, negli ultimi giorni di Eluana, come ricorda il film di Bellocchio: “Dai miei sondaggi risulta che il 50 % delle persone in coma irreversibile tornano alla piena normalità” (per questo si chiama “coma irreversibile”: per un vezzo linguistico). Infatti, grazie a speciali sondini nanogastrici, è tornato in vita persino lui, come nuovo. Vita si fa per dire: stiamo parlando della crociera del Giornale sulla nave Divina, con 500 attempati lettori (quelli che – informa il Giornale medesimo – “portano in valigia costumi, vestiti e tutto il guardaroba dialettico del pensiero liberale”), disposti persino a pagare pur di vederlo. E per giunta con lo zio Tibia, al secolo Alessandro Sallusti, nelle vesti di reggimicrofono. Ma da qualche parte bisognava pure cominciare. La festa dei giovani pidielle “Atreju”, meglio di no: poteva scapparci qualche domanda (“Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?”). Con Tibia vai sul sicuro: in assenza del comandante Schettino, agli inchini provvede direttamente lui.”.

La Stampa: “Merkel: l’Italia sta facendo bene”. Imu, strategie e propaganda. Editoriale di Luca Ricolfi:

“Non ci potevo credere. Berlusconi promette – se tornerà al potere – di abolire l’Imu, l’odiata tassa sulla casa. Si possono obiettare tante cose: che l’imposta sulla casa è la principale fonte di finanziamento dei Comuni; che dare ai Comuni solo il gettito delle seconde case è un assurdo anti-federalista; che l’Imu così com’è l’ha votata anche il Pdl.
Questa uscita di Berlusconi conferma che il Pdl non ha una strategia credibile sulle tasse, ma solo un disperato bisogno di recuperare voti. In un momento come questo, in cui il dramma delle famiglie è la distruzione quotidiana di posti di lavoro, un partito serio metterebbe al primo posto il ritorno alla crescita, unica strada per ridurre il debito pubblico e aumentare l’occupazione. E se qualche margine ci fosse per ridurre le tasse, quel partito comincerebbe da quelle che più soffocano la crescita: Irap, Ires, cuneo contributivo, imposte sull’energia. Non certo da tasse come l’Imu o l’Ires, che attirano voti ma non smuovono occupazione e Pil”.

Il Sole 24 Ore: “Made in Italy bene all’estero Il surplus sale a 4,5 miliardi”. Esame finale per il progetto europeista. Scrive Alberto Quadrio Curzio:

“Con settembre si è avuta contezza, soprattutto per merito dell’intelligenza ed autorevolezza di Mario Draghi, che l’euro non soccomberà alla crisi. Nel 2008-09 la Uem credeva che la crisi rimanesse negli Usa, dov’era nata e cresciuta. Nel 2010-11 la Uem ne è invece stata investita in pieno con un crescendo che ha generato anche un diffuso anti-europeismo alimentato da qualunquismi nazionalisti. In Italia, per esempio, ci sono (state) “nostalgie” per la lira e per una “sovranità” (sgradevoli, a dir poco) di tempi passati. Nel 2012, infine, hanno preso forza molte innovazioni costruite faticosamente nella Uem dal 2008. Ora si vede la luce in fondo al tunnel ma il miglioramento deve associarsi ad una valutazione su cosa c’è ancora da fare per uscire dalla crisi. Non basta infatti che i tassi di interesse e gli spread italiani e spagnoli siano in discesa”.

Il Messaggero: “Polverini: svolta o tutti a casa”. Cambiare i concorsi senza merito. Editoriale di Giorgio Israel:

Per approfondire: Franco Fiorito comprò 10 mesi fa una villa abusiva al Circeo, 800 mila euro “cash”

“Il tentativo di riaprire i concorsi fermi da anni sta gettando nel marasma l’università italiana. La materia ha aspetti tecnici indigesti ma la sostanza è chiara e di interesse generale. Il nodo da sciogliere è come selezionare i nuovi docenti evitando arbitrii e favoritismi. Ciò richiede un processo di valutazione della ricerca scientifica quanto più possibile imparziale.
Se chiedessimo a una persona ragionevole come valutare un lavoro scientifico la risposta non potrebbe che essere: leggendolo. Beninteso, facendolo leggere a più lettori competenti e indipendenti, con regole che garantiscano imparzialità”.

 

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