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Pubblicato il 24/07/2013 22:10

Allarme della Cna, l'artigianato abruzzese continua a perdere colpi

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Tra le province abruzzesi, come detto, i risultati peggiori sono quelli di Chieti e Teramo

L'artigianato abruzzese continua a perdere colpi, con il settore delle costruzioni in caduta libera e i territori di Chieti e Teramo in condizioni di particolare sofferenza. Lo rivela uno studio condotto da Aldo Ronci per la Cna abruzzese sull'andamento delle iscrizioni e cancellazioni all'Albo delle imprese nel primo semestre dell'anno. Nonostante qualche timido segnale di ripresa tra aprile e giugno (21 unità in più sullo stesso periodo del 2012), non è stato possibile compensare il crollo accaduto tra gennaio e marzo (-762). «Ed è un risultato ancora più deludente - afferma il curatore della ricerca - se si pensa che, assieme a quello del 2012, questo è il peggiore degli ultimi dieci anni. Il decremento percentuale delle nuove imprese è stato del 2,11%, un valore di gran lunga superiore a quello medio italiano (-1,48%). Questo mette in evidenza come l'artigianato abruzzese continui a registrare risultati peggiori rispetto a quello italiano, che pure è segnato da una fase di crisi».
Tra le province abruzzesi, come detto, i risultati peggiori sono quelli di Chieti e Teramo (245 e 223 unità in meno, con percentuali di caduta intorno al 2,5%), mentre all'Aquila e Pescara la flessione è più lieve: -157 e -116. Tra i settori produttivi, va all'edilizia il prima negativo: nel primo semestre 2013 mancano all'appello 450 unità, con Teramo e Chieti, anche in questo caso, in cima alla graduatoria dei territori in sofferenza. A seguire l'industria (-152), i servizi (-108), le riparazioni di auto e apparecchi per la casa (-45), mentre l'agricoltura rimane costante e la ristorazione cresce di 12 unità.
«Tra la fine del 2010 e la fine di giugno di quest'anno - riflette ancora Ronci l'artigianato ha perduto in Abruzzo qualcosa come 2.150 imprese attive e 5.600 occupati. Insomma, l'economia regionale si trova in piena recessione, va peggio di quella italiana e cosa ancora più grave, perfino di quella del Mezzogiorno: il nostro Pil, nel 2012, con una flessione del 3,6% è stato il peggiore d'Italia».

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