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Pubblicato il 20/05/2014 15:03

Legambiente Abruzzo presenta il rapporto cave

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Sono 246 le cave attive in Abruzzo, che generano un volume d'affari pari a 20 milioni 69.327 euro rispetto a un canone annuo pagato di 2 milioni 119.326 euro, 844 sono le cave dismesse o abbandonate: e' quanto emerge dal "Rapporto cave 2014" di Legambiente che sollecita a livello nazionale - 6mila cave attive in Italia e 17 mila abbandonate - un "piano cave e regole per tutelare il territorio", suggerendo anche di "puntare sul riciclo degli inerti per creare lavoro e nuove aziende della green economy". In Abruzzo, come in Calabria, c'e' la situazione piu' grave per le autorizzazioni, secondo Legambiente, poiche' in assenza di piani regionali il potere e' stato trasferito ai Comuni. A regolare il settore, ricorda l'associazione in una nota, e' ancora un Regio Decreto del 1927 "con obiettivi chiaramente improntati a uno sviluppo economico oggi superato. In Abruzzo, inoltre, "si riscontrano rilevanti problemi per quadro normativo inadeguato, pianificazione incompleta e assenza di controlli sulla gestione delle attivita' estrattive". In Abruzzo si estraggono annualmente un milione 605.550 metri cubi di sabbia e ghiaia, 16.350 metri cubi di pietre ornamentali, un milione 107.130 di calcare e 78.270 metri cubi di argilla. Le aree dove non si puo' praticare attivita' estrattiva sono i parchi nazionali e regionali, le riserve naturali, le aree nei pressi di corsi fluviali e a rischio idrogeologico, le aree di interesse archeologico. "L'assenza del piano - dichiara Giuseppe Di Marco di Legambiente Abruzzo - crea una situazione di incertezza che non possiamo piu' permetterci visti gli interessi economici che si hanno nella gestione del ciclo del cemento e nel controllo delle aree delle cave. Ribadiamo la nostra contrarieta' a qualsiasi autorizzazione per nuove concessioni - continua Di Marco - chiedendo di rafforzare la tutela del territorio e della legalita' (attraverso controlli, individuazione delle aree da escludere e modalita' di escavazione, obbligo di valutazione di impatto ambientale), di aumentare i canoni di concessione per equilibrare i guadagni pubblici e privati e tutelare il paesaggio, di accelerare l'utilizzo di materiali riciclati nell'industria delle costruzioni. Il tutto per andare nella direzione prevista dalle Direttive Europee e riuscire cosi' ad aumentare il numero degli occupati e risparmiare la trasformazione di altri paesaggi". Riguardo alle sanzioni, sono diverse da regione a regione. In Abruzzo per "coltivazione illegale" sono previste multe da 516 a 10.329 euro - a fronte per esempio di cifre da un minimo di 25.000 a un massimo di 250.000 euro previste dall'Umbria -, e per ricerca illegale, per inosservanza delle prescrizioni e per errata comunicazione dei dati da 516 a 10.329 euro.

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