gestionale telefonia Gestionale Telefonia
HOME » LE STORIE » DIARIO: SEI RAGAZZE A BERLINO
Pubblicato il 02/07/2012 10:10

Diario: sei ragazze a Berlino

Berlino, diario, ragazze, viaggio

Viaggio nel tempo in una città mutevole

 

Quando sei ragazze pescaresi neo, quasi o un po' meno trentenni, decidono di fare una vacanza a Berlino, il viaggio inizia molto prima di prendere l'aereo. Sì, perché il primo passo per la riuscita di 5 giorni in una capitale europea inizia dalla valigia. Avere una giacca leggera quando te ne servirebbe una pesante, portarsi un paio di ballerine quando invece avresti bisogno di un bel paio di stivali da pioggia, sono tutte calamità che porterebbero inesorabilmente alla cattiva riuscita dell'intero viaggio. E allora scatta la consultazione di tutti i siti di meteorologia dalle due volte al giorno in su. Con la speranza che quella nuvoletta che sembra dover funestare una vacanza organizzata da otto mesi possa scomparire nel nulla. Invece no, la gocciolina blu che segna pioggia insieme alle temperature che ti fanno tornare indietro nel tempo di un paio di mesi, restano sempre lì e ti costringono a riesumare ombrelli, maglioni, cappotti. Ogni singolo indumento ripiegato nel bagaglio a mano, che, si sa, è troppo piccolo persino per un giorno solo, diventa oggetto di un'attenta analisi di gruppo. Per non parlare poi della caccia alla boccetta più piccola, da svuotare e poi riempire con lozioni e lozioncine da cui nessuna di noi è in grado di separarsi. Nemmeno per 5 giorni. Ci siamo. Dopo miriadi di chat di gruppo su facebook per riepilogare per la milionesima volta il contenuto dei nostri bagagli e dopo aver stabilito con precisione chi porterà il fono, chi la piastra, chi il diffusore e chi la macchinetta fotografica siamo pronte alla partenza.

Sono le 2 di mattina e io, Lucia, Barbara, Alessia, Simona e Valentina, saliamo sul bus che ci porterà a Fiumicino. Atterrate a Berlino, dopo tre ore di autobus notturno, due ore di attesa all'aeroporto “Leonardo Da Vinci”, e due ore di volo, inizia il nostro viaggio nel tempo. Questa mastodontica capitale europea ci conduce dall'ultra modernità di un'architettura del terzo millennio di Potsdamer Platz con il futuristico Sony Center fino all'antichità classica dell'Altare di Pergamo, ospitato nel Pergamon Museum, una delle perle dell'Isola dei Musei di Berlino. Ma è andando in giro per la città, passando dalla parte est a quella ovest di questa spettacolare metropoli, frequentando i caffè, i ristoranti e le birrerie berlinesi che i passaggi temporali sono la norma. A pochi passi dal nostro ostello, su Karl Marx Allee, strada di Berlino che collega, con le sue sei corsie affiancate da due ampie strisce di verde che separano il traffico dai grandi edifici residenziali, il quartiere Mitte a Friedrichshain, si trova il “Cafè Sibylle”. È proprio in questo famosissimo caffè dall'arredamento anni '50 e gestito da un barista che sembra fermo a quegli anni, che facciamo la nostra prima colazione tedesca. Visto che l'acqua costa un occhio della testa – una bottiglia da 75 cl la paghiamo anche 7 euro- ci troviamo catapultate ancora più indietro nel tempo, quando entriamo a prenderci una birra a “Chagall”, piccolo locale berlinese, nel quartiere Prenzlauer Berg. Qui ci accoglie un omone tedesco che pronunciando “spaghetti, maccheroni e amore mio” ci conduce in una fumosissima saletta dall'atmosfera anni '30. Passiamo ai drammatici anni dell'olocausto quando attraversiamo il monumento di Peter Eisenman, un vero labirinto di grossi blocchi di cemento, a memoria del genocidio nazista e quando visitiamo la suggestiva torre, all'interno del Museo Ebraico. Aprendo una pesantissima porta di ferro, entriamo in una gelida stanza, completamente buia, solo illuminata da una piccolissima fessura. Arriviamo agli anni della guerra fredda di fronte all'East Side Gallery, al lato del fiume Sprea. Percorriamo 1,3 km di muro dipinti con graffiti fatti da diversi artisti, a testimonianza della caduta del muro. Gli anni '90 li cogliamo osservando l'abbigliamento un po' retrò che indossano i berlinesi. Mentre restiamo a bocca aperta di fronte alla perfetta sintesi tra il design contemporaneo e la moda vintage all'interno dei negozietti, dei laboratori di artigianato e delle gallerie d'arte concentrate a Sophienstrasse.

Contente per non aver beccato la pioggia, tranne che per 5 minuti durante la nostra visita al monumento dell'olocausto che ha reso la passeggiata in questa foresta di pilastri ancora più suggestiva, e dopo aver constatato che i vestiti nelle nostre valigie sono quelli giusti per le condizioni meteorologiche, abbiamo vissuto ogni singolo momento di questa vacanza. Abbiamo camminato per chilometri, fatto i conti con lo Schnauze dei tedeschi, la loro non particolare predisposizione alla gentilezza, mangiato il currywurst, visitato monumenti, frequentato birrerie, camminato lungo l'Unter den Linden, ammirato la magnifica Porta di Brandeburgo e la impalcata chiesa commemorativa Kaiser-Wilhelm-Gedachtniskirche, altrimenti nota come “rossetto e portacipria”. Da brave turiste non ci siamo fatte mancare la classica colazione di “Starbucks”, l'acquisto di carinissimi e al tempo stesso inutili souvenir e scattato tantissime foto. Abbiamo provato ad entrare nell'imperdibile KaDeWe, beccando l'unico giorno di chiusura dovuto alla festa dell'Ascensione. Ritornando a prendere la U-bahn, alla fermata di Wittenbergplatz, ci siamo perfino trovate nel bel mezzo di una festa nella giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia, con tanto di canzoni di Cher in sottofondo. Abbiamo sbagliato direzione della metro, perso una di noi tra una fermata e l'altra, e preso l'ascensore più veloce d'Europa salendo in 7 secondi al ventiquattresimo piano, godendoci un panorama della città a 360°. Infine, abbiamo imparato che pagare il conto di un pasto senza dare i soldi contati significa lasciare inconsapevolmente la mancia alla cameriera.

Il nostro viaggio nel tempo si conclude sabato con una corsa contro il tempo. Dopo gli ultimi sfrenatissimi acquisti che ci fanno ritardare leggermente sulla nostra tabella di marcia, la prima prova è cercare di raggiungere in orario, con le nostre gonfiatissime valigie, la stazione di Ostbahnhof per prendere il treno che ci porterà all'aeroporto di Schoenefeld. Ma la vera grande sfida di questa staffetta arriva all'atterraggio a Roma. Il bus che ci riporterà a Pescara parte alle 22 e il nostro aereo atterra solo 15 minuti prima. Scese dall'aereo, e poi dalla navetta che ci porta dentro Fiumicino, iniziamo una corsa a perdifiato. Riusciamo a raggiungere l'autobus in tempo. Siamo distrutte ma al tempo stesso ancora eccitate per un viaggio in una città meravigliosa. E già pensiamo alla prossima meta.

 

Marcella Pace

© Riproduzione riservata

Condividi:

Articoli Correlati



Utenti connessi: 2