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Pubblicato il 23/07/2014 10:10

Svimez, Italia spaccata sul Fisco e al Nord tributi piu' bassi

svimez, osservatorio

Anche la pressione fiscale divide in due l'Italia: i territori piu' ricchi riducono i tributi, mentre i piu' poveri li aumentano. Nel 2012, ad esempio, a fronte di un reddito di 29.477 euro pro capite, in media ogni cittadino del Veneto ha versato al proprio comune di residenza 532 euro, contro gli oltre 550 di un campano, che pero' ha un reddito di oltre 13mila euro piu' basso). Di piu': dal 2007 al 2012 l'Ici/Imu al Nord e' crollata del 39%, mentre al Sud e' scesa soltanto dell'1,1%. E al crescere del Pil, per ogni 1.000 euro pro capite in piu', il prelievo nei Comuni del Nord si riduce di 28 euro e 30 centesimi, mentre al Sud aumenta di 15 euro e 50 centesimi. I dati emergono da uno studio della Svimez, secondo cui "la presenza di un Nord tributariamente regressivo e di un Sud progressivo accresce le diseguaglianze del Paese e, in assenza di trasferimenti perequativi, non aiuta a spezzare il circolo vizioso che da sempre frena lo sviluppo delle aree piu' povere"

L'ITALIA SPACCATA IN DUE: Nel 2012, a fronte di un reddito di 29.477 euro pro capite, ogni cittadino veneto ha versato in media al proprio comune di residenza 532 euro. Nello stesso anno, centinaia di chilometri piu' a Sud, ogni cittadino pugliese ha versato al proprio comune di residenza 3 euro in piu', cioe' 535 euro e 50 centesimi, a fronte di un reddito pari a 17.246 euro e 50 centesimi. Un cittadino campano, con un reddito ancora piu' basso del pugliese, pari a 16.462 euro e 50 centesimi, ha sborsato oltre 550 euro. In altri termini, pur guadagnando in media 13mila euro in meno di un cittadino veneto, il cittadino campano ha versato nelle casse comunali 18 euro di piu'. Nello studio viene inoltre dimostrato come, nel 2012, al crescere del Pil, per ogni 1.000 euro pro capite in piu', nei Comuni del Nord il prelievo si riduce di 28 euro e 30 centesimi, mentre al Sud aumenta di 15 euro e 50 centesimi. Questo perche' al Nord in presenza di una maggiore ricchezza diffusa si possono abbassare le aliquote e ridurre cosi' la pressione fiscale. Sono i territori piu' ricchi, quindi, a ridurre i tributi. 
   - LA PRESSIONE FISCALE CRESCE DI PIU' AL SUD: Nel 2007 ogni cittadino settentrionale ha versato in media al Comune di residenza 435 euro, diventati nel 2012 180 in piu', cioe' 615. Ogni cittadino del Mezzogiorno invece nel 2007 pagava 302 euro e 50 centesimi al Comune, nel 2012, cinque anni dopo, ha sborsato 537 euro e 80 centesimi, cioe' 235 euro in piu'. Nel periodo 2007-2012 la pressione fiscale locale e' cresciuta in entrambe le ripartizioni, ma di piu' al Sud: al Nord e' passata dall'1,36% del 2007 al 2,1% del 2012, con un aumento del 30%, mentre al Sud e' volata del 44%, passando da 1,77% a 3,02%. 
   L'andamento della pressione fiscale presenta pero' forti differenze regionali. In assoluto nel 2012 la pressione fiscale piu' alta spetta ai Comuni liguri e campani, con un valore pari al 3,3%, seguiti dai pugliesi (3,1%), calabresi (3%), lucani (2,9%), abruzzesi (2,7%). Umbria, Lazio e Molise registrano una pressione fiscale del 2,6%, Toscana e Piemonte del 2,3%. I Comuni piu' virtuosi si trovano in Lombardia e Veneto, con una pressione fiscale ferma all'1,8%. A livello di cassa, i Comuni piu' esosi restano quelli liguri: nel 2007 ogni ligure ha versato in media quasi 600 euro annue al proprio Comune di residenza, schizzate a quasi 900 nel 2012, seguiti da Emilia Romagna (481 euro), Lazio (450), Toscana (447) e Piemonte (419).

 ICI/IMU CROLLA DEL 39% AL NORD, CONTRO -1,1% AL SUD: Le entrate tributarie comunali inoltre si sono essenzialmente concentrate dell'addizionale Irpef, Ici/Imu e Tarsu, la tassa sui rifiuti. Ma nel periodo in questione il Nord ha saputo differenziare, orientando il gettito su fonti diverse: se infatti nel 2007 questi tre tributi coprivano al Nord il 99,7% delle entrate totali e al Sud il 90%, cinque anni dopo, nel 2012, il loro peso e' sceso rispettivamente al 72%, mentre al Sud e' addirittura aumentato al 91%. Inoltre nel periodo in questione, nelle due ripartizioni, sia l'Irpef che la Tarsu sono aumentate all'incirca nella stessa misura, mentre al Nord e solo al Nord l'Ici/Imu e' crollata. Se infatti ogni cittadino settentrionale nel 2007 ha versato in media 35,6 euro di Irpef al proprio Comune, saliti a 65,4 euro nel 2012 (+83%), e quasi 70 euro di Tarsu, diventati 86,5 euro nel 2012 (+23%), i benefici si sono fatti comunque sentire sul fronte immobiliare: i 343 euro che ogni cittadino del Nord versava in media nelle casse comunali sono scesi cinque anni dopo a 209 (-39%). Al Sud, invece, l'Irpef del 2007, pari a 24,6 euro pro capite, e' salita a quasi 45 euro nel 2012, con un aumento dell'82%, i 91,5 euro della Tarsu sono diventati cinque anni dopo 117, con un incremento del 28%, ma i possessori di immobili hanno risparmiato poco: i 159 euro pro capite del 2007 sono diventati 157,3 nel 2012, con una flessione minima dell'1,1%. 
   - NORD REGRESSIVO E SUD PROGRESSIVO: SERVE PEREQUAZIONE: In base all'articolo 53 della Costituzione, ricorda la Svimez, il sistema tributario e' unitario, anche se articolato territorialmente, e si basa sui criteri della capacita' contributiva e della progressivita'. In realta', si legge nello studio, in presenza di una spaccatura del Paese tra un Nord regressivo e un Sud progressivo, a parita' di ricchezza, i cittadini meridionali pagano di piu' ma usufruiscono di servizi ben peggiori non in linea con i tributi versati. In altre parole, in Italia i ricchi non sono tutti uguali: in relazione ai tributi comunali, al Sud pagano di piu', al Nord di meno. "Il fenomeno contribuisce ad accrescere le diseguaglianze del Paese e non aiuta a spezzare il circolo vizioso che da sempre frena lo sviluppo delle aree piu' povere. Il problema potrebbe essere risolto, si legge nello studio, attraverso trasferimenti perequativi. La forza degli orientamenti politici, in realta' trasversali attraverso i partiti, in un sistema in cui ampiamente e a ogni riguardo prevalgono di abbienti, e' tuttavia tale che i trasferimenti siano considerati un disvalore", conclude lo studio.

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