Mutaforma, l’arte incontra la tecnologia
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Pubblicato il 21/03/2014 09:09

Mutaforma, l’arte incontra la tecnologia

arte, giulia grilli, tecnologia, Lucia Zappacosta, Museo Michetti Mu.Mi. Francavilla

di Giulia Grilli

Undici coppie, formate da un giovane artista e da una personalità affermata. Un unico linguaggio, sintesi dell'espressione dell'io e dello sviluppo tecnologico. E poi il territorio, inteso come origine e appartenenza alle stesse radici. Tutto questo è Mutaforma, la prima Biennale d'arte giovane abruzzese inaugurata lo scorso 8 marzo al Museo Michetti Mu.Mi. di Francavilla, in mostra fino al 13 aprile.

 

Un progetto ambizioso in cui, forse per la prima volta, la politica ha voluto creare le basi per lo sviluppo di un evento che possa promuovere l'effervescente animo dei talenti regionali in grado di esprimere le loro capacità artistiche. "L'Assessore alla Cultura del Comune di Francavilla, Andrea Di Peco, mi ha chiamato per organizzare una mostra che riuscisse a coinvolgere il pubblico" spiega Lucia Zappacosta, curatrice di Mutaforma. La giovane trentenne, direttore artistico dell'Alviani ArtSpace, all'interno dell'Aurum a Pescara, racconta con entusiasmo questa nuova esperienza. "Su tre progetti proposti è stato scelto e approvato quello più innovativo, fuori dagli schemi. Credo che la scommessa di puntare sui giovani abruzzesi e sulla struttura del Mu.Mi. sia molto importante, perché richiede una continuità nel tempo al di là delle forze politiche in gioco".

 

Pittura, architettura, scultura, robotica, net art, teatro biomeccanico, sound engineering e light design, hanno imparato a dialogare abilmente formando nuovi linguaggi al passo con i tempi, in una società sempre più caratterizzata da un'imperante tecnologia.

 

 

Lucia, come hai creato le coppie di artisti per Mutaforma?

Mi sono basata su un approccio psicologico, conoscendo tutti i soggetti in gioco, ma poi li ho lasciati liberi di esprimersi come meglio credevano. Le personalità più affermate sono spesso residenti in altre città italiane o all'estero, e questo per me è importantissimo per creare dei ponti per i giovani che continuano a lavorare qui. I ragazzi, che seguo ormai da tempo, devono poter crescere, allargare i loro obiettivi, perché l'Abruzzo dà poco spazio all'arte contemporanea.

 

C'è un lavoro che ti ha colpito più di tutti?

Non saprei, perché ho seguito per cinque mesi tutti i progetti, per poi vederli prendere forma la settimana della mostra, prima dell'inaugurazione. Posso dirti che alcuni lavori, malgrado il forte impatto, sono più facili da comprendere, rispetto ad altri che possono sembrare più articolati o complessi. Ma la cosa interessante per me è stata la risposta del pubblico, le oltre mille persone che sono venute solo la sera dell'inaugurazione.

 

 

Quali sono state le loro reazioni alle opere esposte?

L'opera di Giustino Di Gregorio e Bruno Cerasi, ad esempio, è riuscita a catturare l'attenzione, sviluppando riflessioni del tutto inaspettate. Mentre Bruno ha costruito la struttura di due letti collegati tra loro da alcuni fili, Giustino ha ideato una proiezione dall'alto molto minimal che, incrociando proprio quei fili crea degli impulsi che partono da una parte all'altra delle strutture. La riflessione alla base dell'opera si focalizzava sulle necessità e difficoltà comunicative tra soggetti, non specificati. Gli spettatori, invece, hanno visto nell'installazione due malati in ospedale capaci ormai di dialogare solo tra di loro, e non con il resto della società. Il feedback delle persone è molto stimolante, perché spesso rivela qualcosa che nemmeno l'artista aveva individuato.

 

Perché la scelta di abbinare l'arte alla tecnologia?

Io sono molto affascinata dalla tecnologia che ormai è entrata a pieno diritto nell'arte contemporanea. Credo che riesca a dare vita all'opera, a farla respirare, a farla mutare, perché è chiaro che nessun artista avrebbe mai pensato di portare il proprio lavoro verso questa frontiera. Bisogna essere al passo con i tempi, in un presente in cui ognuno di noi dialoga e si esprime attraverso supporti tecnologici. Dall'analisi di questo progetto, però, è necessario evidenziare l'importanza della componente umana, perché sono le idee a trasformare le potenzialità della tecnologia. Se dentro la rete non ci fossero informazioni, il protocollo http ci interesserebbe fino ad un certo punto...

 

 

E allora quali sono le idee e gli aspetti interiori che più emergono da questa mostra?

Dietro ad ogni opera c'è sempre tanta ricerca filosofica, storica e sociale. Gli artisti portano avanti il loro essere, la loro capacità di osservare il presente per mostrare un futuro che deve ancora venire. Il travaglio dipende da qualcosa che manca, che non riescono a controllare, da un'inquietudine che li spinge a porsi domande. Tutto ciò si riversa nella mostra che risulta essere un viaggio interiore sulla comunicazione, l'essere guardati e il guardarsi dentro, sulla fredda razionalità e sulle problematiche attuali della nostra società.

 

 

Tra due anni, quindi, ci dobbiamo aspettare il ritorno di Mutaforma. Speri di curare nuovamente l'evento?

No, in realtà spero di no! Sono sicura che in regione ci siano tante persone con contatti più numerosi dei miei, magari con galleristi importanti che potrebbero rappresentare la personalità affermata della coppia. Mi piacerebbe scoprire i protagonisti tra due anni, e vedere che strade avranno preso i lavori dei singoli artisti, comprendere come avranno mutato forma.

 

Sarà possibile visitare l'esposizione fino al 13 aprile, tutti i giorni della settimana, escluso il lunedi, dalle 16 alle 20.
Questi gli artisti in mostra:
Rashid Urì e Enzo Calabrese (pittura e design)
Gloria Sulli e Luigi Pagliarini (scultura e arte robotica)
Bianconiglio e Francescpaolo Isidoro (pittura e regia teatro biomeccanico)
Jukuki e Danny Jorket (animazione e scultura)
Matteo Liberi e Jay Artworx (aka Dj Batman) (writing e sound engineering)
Vice e Globster (arte concettuale e sound engineering)
Antonio Di Biase e Caterina De Nicola (installazione audio e installazione concettuale)
Bruno Cerasi e Giustino Di Gregorio (installazione e light design)
Jaromil e Scie comiche (net art e gruppo giovani autori di satira)
Iolanda Di Buonaventura e Max Leggieri (fotografia e creative coder)
Lorenzo Kamerlengo e Catodo (videomapping e creative code / arte generativa)

 

 

 

 

Foto di: Peter Ranalli, Fabio Zayed

 

© Riproduzione riservata

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