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Pubblicato il 21/04/2013 09:09

Giorgio Napolitano eletto Presidente della Repubblica

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Giorgio Napolitano è il dodicesimo Presidente della Repubblica. I grandi elettori lo hanno eletto al sesto scrutinio con 738 voti. Stefano Rodota' ne ha invece raccolti 217. Per la riconferma  si sono espressi Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica. Per l'ex garante della Privacy hanno votato invece M5S e Sel. Un plebiscito, quello per Napolitano, che arriva al termine di ultime ore frenetiche in casa Pd dopo la bocciatura di ieri di Romano Prodi e l'annuncio dell'intenzione di Pier Luigi Bersani di dimettersi dopo l'elezione del nuovo capo dello Stato.

Sul piatto il Partito democratico si trova infatti costretto a mettere la partita del governo: un esecutivo di larghe intese richiesto dallo stesso Napolitano come condizione per accettare la rielezione. I contatti col Quirinale partono gia' ieri sera, per sondare un'eventuale disponibilita'. Contatti che si infittiscono in mattinata, quando Napolitano ricevuto in mattinata, su loro richiesta, i rappresentanti di Pd, Pdl, Lega Nord e il premier Mario Monti anche a nome dei gruppi parlamentari di Scelta civica.

Su di lui convergono Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica. M5S e Sel per Rodota' Le parole sono sempre le stesse, condensate poi nella nota diffusa nel primo pomeriggio: "Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, ritengo di dover offrire la disponibilita' che mi e' stata richiesta. Naturalmente nei colloqui di questa mattina, non si e' discusso di argomenti estranei al tema dell'elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un'assunzione di responsabilita' verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilià". Come dire: uno sforzo "personale" in nome della coesione nazionale che deve essere accompagnato da uno sforzo analogo dei partiti per un governissimo che ponga fine alla contrapposizione. E a dimostrazione di questo schema "ampio" ci sarebbe gia' l'organigramma di governo: secondo i rumors, Enrico Letta premier e Angelino Alfano vice, con Monti agli Esteri o all'Economia. Su Napolitano alla fine convergono quasi tutti. oltre al Pd, il Pdl ("convintamente", dice il segretario Alfano), i montiani e la Lega, che pero' stoppa l'ipotesi di un esecutivo affidato a Giuliano Amato e chiede un governo politico. Il voto pero' non resta senza conseguenze sul piano politico: Sel, che continua a votare Rodota', rompe col Pd e abbandona il centrosinistra, per dare vita a un soggetto piu' ampio che guardi a Fabrizio Barca. Primo appuntamento, l'8 maggio a Roma. Beppe Grillo, dal canto suo, grida al golpe e invita a una manifestazione davanti a Montecitorio. 

 

Giorgio Napolitano e' il dodicesimo Presidente della Repubblica italiana. E' l'unico nella storia repubblicana del nostro Paese a succedere a se stesso.

Viene eletto al sesto scrutinio, con 738 voti rispetto ai 997 votanti e alle 504 schede richieste per superare la soglia della maggioranza assoluta dell'assemblea. La precedente elezione risale al 10 maggio 2006: allora al 4* scrutinio venne eletto con 543 voti a favore, rispetto ai 990 votanti e ai 505 della maggioranza assoluta: 347 le schede bianche, quelle del Pdl che non lo voto'. Oggi e' proprio a lui che il vertice del Popolo delle liberta' si e' rivolto perche restasse e svolgesse quel ruolo di interlocutore e di garante che appariva dissolto dalle contrastate votazioni che avevano affossato i due candidati del centrosinistra, prima Franco Marini e poi Romano Prodi.
Ma se Napolitano risulta il presidente politicamente piu' attivo, quello a cui i partiti, per superare le loro impasse, si sono piu' volte rivolti, non e' quello piu' votato. La 'palma' sotto questo profilo spetta a Sandro Pertini, che l'8 luglio 1978 venne eletto al 16* scrutinio con 832 preferenze sulle 506 richieste per raggiungere la maggioranza assoluta e 995 votanti.
A Francesco Cossiga e a Carlo Azeglio Ciampi spetta invece il primato per essere stati eletti presidente al primo scrutinio. Francesco Cossiga, il 25 giugno 1985 venne eletto con 752 preferenze su 977 votanti. 141 le schede bianche.
Ciampi il 13 maggio 1999 venne eletto con 707 voti su 990 (674 la soglia della maggioranza assoluta).
L'elezione piu' farraginosa fu quella di Giovanni Leone, che il 24 dicembre 1971 venne eletto presidente con 518 preferenze rispetto alla maggioranza assoluta di 505 voti, ma solo al 23* scrutinio. E con alle spalle Pietro Nenni con 408 voti.
Era il segno dei tempi: anche Giuseppe Saragat, il suo predecessore, fu eletto al 21* scrutinio con 646 preferenze rispetto alle 482 richieste per raggiungere la maggioranza assoluta e 927 votanti. Per eleggere Pertini, suo successore, occorsero 16 scrutini.
Per il resto occorsero 4 scrutini per eleggere Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi e, come detto, Napolitano al primo mandato.
Il presidente eletto con il minor numero di preferenze infine fu Antonio Segni, che il 6 maggio 1962 venne eletto con 443 voti su 842 votanti, tallonato da Giuseppe Saragat a quota 334.

Berlusconi: nostro comportamento responsabile

"Non è questo il momento per altre valutazioni. Ma tutti gli italiani, da 54 giorni, hanno potuto vedere e giudicare il nostro comportamento sensato e responsabile rispetto a quello della sinistra e del Partito Democratico." E' quanto afferma in una nota Silvio Berlusconi dopo la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica.

La protesta di alcuni militanti Pd all'esterno di Montecitorio

Alcuni manifestanti in piazza Montecitorio hanno strappato le loro tessere del Pd subito dopo l'annuncio dell'elezione di Giorgio Napolitano a presidente della Repubblica. La sua rielezione e' stata accompagnata da numerose grida di protesta da parte della folla, soprattutto M5s, 'Vergogna, vergogna'

 

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