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Pubblicato il 18/12/2012 09:09

"Land in Sight", viaggio delle donne del Mediterraneo

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di Marcella Pace

 

“Land in sight” (“Terra in vista”) è un documentario. Un cortometraggio di 26 minuti fatto di donne, per le donne, da un gruppo di donne. “Land in sight” è soprattutto una creatura. La mia e di altre 19 caparbie giovani ragazze del Mediterraneo, attive nel settore della comunicazione, che per 60 giorni, tra Marsiglia, città cosmopolita, che Alexandre Dumas amava definire “il punto di incontro di tutto il mondo” e i paesaggi selvaggi di una caldissima Malta, anche ad ottobre, abbiamo ideato, realizzato, montato e prodotto.

Tutto nasce grazie a “Women's media in the Euromed”,  progetto promosso dall’IRIS della Provincia di Pescara, partner capofila, in collaborazione con “Safadi Foundation”- Libano; “Fondazione per Donne Imprenditrici” (WME)- Malta, “Groupment Interrègional pour l’Action et l’Information des Femmes” (GRAIF) - Francia, allo scopo di ridurre il divario digitale tra donne e uomini nel settore della comunicazione dell'area Euro-Mediterranea e supportare il coinvolgimento delle giovani donne impiegate nei settori dei media. Il progetto, che si è concluso con la costituzione di un’agenzia di comunicazione del Mediterraneo,  ha formato me e le altre tre italiane – che in breve tempo sono diventate due – otto libanesi, quattro maltesi, tre francesi e una marocchina, mettendoci in condizione di realizzare in tutte le sue fasi quello che poi è divenuto un documentario-viaggio della donna mediterranea.

Prima di poter decidere insieme quale “Mediterraneo” raccontare, io e le altre ragazze partecipanti ci siamo scrutate, studiate, conosciute, apprezzate e non. Abbiamo riso, scherzato e discusso. Ci siamo insegnate a vicenda canzoni, balli e persino ricette. Prima di poter trovare quel fil rouge necessario alla costruzione del nostro documentario abbiamo dovuto vivere pienamente quei 60 giorni e capirci fino in fondo, abbattendo difficoltà linguistiche e culturali, ma soprattutto quel bagaglio di pregiudizi con il quale tutte eravamo partite. Pensate a quale sforzo mentale, seppur stimolante, possa rappresentare la convivenza di 5 culture e religioni e lingue diverse.  Qualcuno nell'osservarci ha racchiuso la nostra quotidianità in una formula: «le francesi provocano, le libanesi combattono, le maltesi lasciano correre e le italiane discutono». E così tra corsi, lezioni, confronti, talvolta scontri, interviste, allestimenti di veri set cinematografici, e abbattimenti di certezze che ognuna di noi aveva, naturalmente e quasi magicamente quel filo conduttore che tanto ricercavamo è divenuto concreto.

Il nostro documentario non poteva che parlare di cambiamento.  Quel cambiamento che si ottiene a piccoli passi. Ogni giorno. Ognuna nel suo mondo. Se le ragazze libanesi o marocchine si trovano a combattere tutti i giorni con imposizioni familiari che dettano le scelte del loro futuro, e quelle maltesi con tradizioni e stereotipi che impongono loro dei paletti, noi italiane facciamo i conti con un sistema troppo spesso antimeritocratico. Tutte insieme abbiamo realizzato che  il cambiamento è un processo giornaliero e ogni piccolo passo ha la sua importanza. Eccolo lì il nostro fil rouge. E a portata di mano c'era anche la persona e la storia giusta per svilupparlo. La protagonista del nostro documentario è infatti Habiba, marocchina di 25 anni. Studentessa di cinematografia, anche Habiba è stata scelta come partecipante al “Women's media in the Euromed” per la delegazione francese. Lei ha rappresentato per noi la perfetta sintesi dell'inizio di quel cambiamento di cui volevamo parlare e delle due anime del Mediterraneo. In lei c'è il Mediterraneo del sud. Quello delle imposizioni. Fatto di genitori che arrivano persino ad inseguirla solo perché ha scelto di  frequentare l'università, che arrivano quasi a disconoscerla perché ha scelto di trasferirsi in Francia per seguire i suoi sogni  e che tornano a rispettarla solo quando si sposa con un ragazzo musulmano. Ma in lei c'è anche l'indipendenza, il coraggio e le ambizioni del Mediterraneo del nord. 

Grazie alla sua storia, ma anche alle testimonianze di Fatma, prima giovane donna di un villaggio libanese ad aver imparato a guidare il trattore, di Giovanna De Bono, ministro di Gozo, prima donna ad entrare nel Parlamento maltese, di Louiselle Vassallo, media manager, e alle sequenze creative di altissimo impatto emotivo ideate da Rym, un'altra partecipante al progetto, quel cambiamento si tramuta in immagini e ci permette di vedere sempre più da vicino quella “Land in sight”, fino quasi ad attraccarvi. 

 

 

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